Salvatore Fazzino era un agente di commercio. Ha lasciato il lavoro per creare un marchio e produrre un migliaio di penne in legno l’anno. Per ritrovare le proprie radici.

di Angela Falcone -27 Novembre 2019

Legni che raccontano la nostra terra e continuano a vivere, sottratti alle fiamme e al macero. Materiale di scarto, proveniente da alberi di ulivo, carrubo, limone, mandarlo, milicucco, gelso e noce che Salvatore Fazzino, avolese, ragusano d’azione, seleziona e recupera per farne il corpo di penne in legno siciliano.

CONTROLLO DELLO STATO DI STAGIONATURA

CONTROLLO DELLO STATO DI STAGIONATURA

Alberi che fanno parte della sua infanzia, quando col nonno paterno agricoltore girovaga per i campi: “C’erano gli alberi di limone e mandorlo da coltivare, c’era un enorme carrubo sotto cui ripararsi dal sole – ricorda – e gli ulivi da cui raccoglievamo le olive, i frutti del gelso con cui preparavamo la granita: tutta la legna che utilizzo è collegata al mio vissuto”. Col nonno materno, falegname invece, scopriva come quegli alberi potevano sopravvivere sotto altra forma. “Con i miei nonni non ho imparato nulla di specifico – afferma – ma il loro esempio mi ha insegnato e trasmesso tanto, è nata così la mia passione di giocare col legno”.

Mollare tutto per una penna

Laureato in Scienze e tecnologie alimentari, Fazzino abbandona la carriera da ricercatore prima di concludere il dottorato. Era il 2001: “Per cinque anni ho fatto il tecnologo alimentare, per i successivi otto sono stato agente di commercio per società multinazionali, nonostante – ammette –non avessi mai amato occupazioni che mi subordinassero al tempo e al luogo, ho sempre desiderato infatti essere imprenditore di me stesso. All’inizio avevo intrapreso questa strada con entusiasmo, che col tempo è però scemato. Il lavoro mi costringeva a mancare da casa e non mi restituiva soddisfazioni, così ho deciso di dare le mie dimissioni, nonostante avessi famiglia e due figlie. Un azzardo, sicuramente, ma non ho mai temuto di restare senza occupazione”. Inizialmente la sua produzione di penne si limitava a circa 50 esemplari l’anno, un unico modello da regalare agli amici. Nel 2011 aveva cominciato a lavorare col tornio, e a maggio del 2015 è nato il marchio Sygla. Ma è nel novembre del 2017, realizzato che non avrebbe più voluto fare il suo vecchio lavoro, che si mette davvero all’opera cercando di creare altri modelli e sperando di poter vendere approfittando anche del Natale.

Vendere raccontando una storia, la sua

“Ho iniziato a comunicare attraverso i social, provando a invitare non ad acquistare un prodotto perché bello – spiega – ma a scegliere di sostenere una storia, sperando di trovare persone che si rivedessero in me o che volessero tifare per essa”. Chi si occupava della gestione dei social era preoccupato dal linguaggio scelto da Fazzino, quando alle sponsorizzazioni non seguivano gli acquisti, ma lui non ha mai smesso di credere al suo modo di voler fare: “Negli anni come agente avevo imparato quelle basi di marketing che mi sono state utili anche in questo campo: una delle cose più importanti per far crescere un marchio è avere un’idea ben precisa. Il focus della mia comunicazione non è sul prodotto ma sul cliente e le sue esigenze. Sapevo che le mie penne non potevano rivolgersi a chiunque, ma solo a una piccola nicchia di persone e a questa mi sono ispirato”. In un anno Sygla racimola quasi 8 mila follower e attualmente ha una crescita di circa cento seguaci al mese, molti dei quali sono anche acquirenti.

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