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La redazione di #TroppoMondo intervista il papà delle penne SYGLA


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1 giugno 2019 – Oggi al MASD di Ragusa la nostra redazione ha intervistato Salvatore Fazzino, il papà di un progetto chiamato SYGLA, delle bellissime penne in legno che lui costruisce con le sue mani. Eravamo curiose di saperne di più così lo abbiamo sommerso di domande!

Ecco a voi la nostra intervista:


1) Hai sempre fatto questo lavoro? – Maria Vittoria, 10 anni – No, per niente!  Prima di scoprirmi artigiano ho fatto molti lavori, ma nessuno di questi mi faceva stare bene, anzi. Ero costretto a stare sempre lontano da casa, a volte anche per tanto tempo. Non ero felice, per questo un giorno di tre anni fa ho capito che non potevo ancora rimandare e indovinate cosa ho fatto? Ho deciso di far diventare la mia passione un mestiere, così una sera, mentre ero solo, ho preso il telefono, ho chiamato mia moglie e le ho detto: “Torno da voi!”

2) Quindi sei sposato? Hai anche dei figli? – Elena, 10 anni –  

Certo! Come vi dicevo prima è proprio per loro che ho deciso di cambiare la vita: ero stufo di non esserci mai, di non averle vicine, di sentirle solo per telefono. Oggi posso dire che non potevo fare scelta migliore: adesso sono un padre presente, vedo crescere le mie piccole Giulia e Flavia giorno dopo giorno e posso vivere la mia vita accanto a Gabriella, mia moglie.

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3) Da dove ti è venuta l’idea di fare penne in legno? – Iside, 7 anni – Prima era una semplice passione. Ho sempre vissuto in campagna tra gli alberi e ho sempre amato il lavoro artigianale. Così ho unito queste due passioni e ho iniziato a sperimentare. Il legno che era destinato al macero poteva rinascere e vivere una nuova vita in qualcos’altro: le mie Sygla!

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4) Come mai hai scelto questo nome per le tue penne? – Carola, 8 anni – All’inizio non dovevano chiamarsi così, ma poi mi sono affidato a dei professionisti che mi hanno consigliato una cosa bella: avete notato la mia felpa?  Questo si chiama logo e la seconda lettera, la Y, fa pensare a un albero con i suoi rami. Una bella idea, vero?

5) Che legni usi per le tue penne? – Rebecca, 8 anni – Uso legna di alberi della nostra Sicilia, del nostro territorio, cresciuti sotto il nostro cielo: gelso, limone, noce, milicucco, carrubo, ulivo e mandorlo. Potrei davvero dirvi, per ogni penna che ho costruito, da quale ramo di questi alberi viene!


6) Quanto tempo ci metti per fare una penna?  – Rita, 7 anni – Dipende. Intanto ci tengo a dire che io non abbatto alberi per creare le mie penne, ma uso  legna potata naturalmente in campagna, quella che andrebbe o bruciata o lasciata a marcire. La seleziono e la porto con me. La tratto come se fosse figlia mia, la metto a riposare e la lascio stagionare finché poi

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è il legno stesso a dirmi che è pronto. Da qui parte la lavorazione finale che dura circa un giorno. Per cui per fare una penna, partendo dal tronco, ci vuole circa un anno! Anche se la parte più divertente del mio lavoro, quella in cui realizzo le penne con le mie mani, dura in realtà qualche ora.

7) Quante penne riesci a fare in un anno? Ellie – 8 anni – Beh, dipende da tante cose effettivamente: ma, per darvi un’idea, l’anno scorso ne ho prodotte oltre mille. Tutti pezzi unici, perlopiù personalizzati. E pensare che ci sono così tante persone, non solo in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia e nel mondo, che tengono fra le dita delle mie creazioni, mi emoziona immensamente.


8) Dove costruisci le tue penne? – Irene 7 anni – Ho un laboratorio bellissimo nella campagna dove vivo, ho tutta la mia attrezzatura e sono circondato dagli alberi e dal legno: non potrei desiderare di più!

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9)  Che attrezzi usi per costruire le tue penne? – Giorgia 10 anni – Uso diversi attrezzi ma quello più importante è senza dubbio il tornio, indispensabile per dare la forma alle penne.

10) Quindi adesso sei felice? – Matilde, 7 anni – Sono felice da impazzire! Ho trasformato la mia passione in lavoro, costruisco oggetti con il legno della mia Sicilia, vedo quanto la gente apprezza quello che faccio, sto in mezzo alla natura, posso stare accanto alla mia famiglia giorno dopo giorno: come si potrebbe chiamare questa se non felicità? E se volete essere felici come me, bambine, ricordatevi sempre di non smettere mai di credere nei vostri sogni!

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